Il panorama della medicina estetica sta vivendo una trasformazione significativa, con un’affluenza crescente di due categorie in particolare: i giovani under 25 e gli uomini.
Una recente indagine condotta da mUp Research e Bilendi per Facile.it rivela infatti dati sorprendenti: negli ultimi due anni, su 7,3 milioni di italiani che hanno usufruito di procedure estetiche, il trenta percento appartiene alla fascia under 25. Il dato ancora più interessante riguarda la spesa maschile, superiore del ventotto percento rispetto a quella femminile, con il 12.5% degli uomini che ha fatto ricorso a finanziamenti per sostenere i costi.
La ricerca, che ha coinvolto oltre ottomila individui tra i 18 e i 74 anni nell’ottobre scorso, trova conferma anche a livello internazionale. L’American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery ha registrato un incremento del settantuno percento nelle richieste di tossina botulinica e del settanta percento per i filler da parte della Generazione Z rispetto al 2019.
Le preferenze del pubblico maschile
Per quanto riguarda il pubblico maschile italiano, le preferenze si orientano principalmente verso l’odontoiatria estetica (6.1%), la depilazione laser definitiva (3.6%) e i filler con acido ialuronico (2.1%). Da notare anche che 275.000 uomini hanno optato per il trapianto di capelli. A livello globale, il report evidenzia un aumento del 253% percento nel ricorso a procedure estetiche maschili dal 2019.
Giuseppe Femia, psicologo e psicoterapeuta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, offre una lettura interessante del fenomeno. Secondo l’esperto, i giovani cercano attraverso questi interventi una forma di espressione personale, un modo per sentirsi a proprio agio nella propria pelle. Tuttavia, Femia sottolinea l’importanza di mantenere un equilibrio, evitando che la ricerca della perfezione diventi un’ossessione.
Nel settore maschile, si sta assistendo a un cambiamento significativo nei canoni estetici desiderati. Le statistiche mostrano un incremento dell’80% negli impianti per gli zigomi, del 21% per le procedure di rimodellamento del mento e del 6% per le rinoplastiche. Questi dati suggeriscono una tendenza verso un’estetica più fluida, meno rigidamente definita in termini di genere.
Il mercato sta rispondendo a questa evoluzione con un’offerta sempre più gender-neutral, dalle linee cosmetiche ai protocolli di medicina estetica. Non si tratta più di distinguere nettamente tra trattamenti “per lui” e “per lei”, ma di proporre soluzioni personalizzate basate sulle esigenze individuali, indipendentemente dal genere.
Femia conclude con una riflessione importante: mentre questo trend verso una maggiore fluidità estetica riflette positivamente i cambiamenti sociali in corso, è fondamentale distinguere tra un “sano” desiderio di miglioramento e potenziali disagi più profondi. Il ricorso alla chirurgia estetica diventa problematico quando è guidato esclusivamente dalla ricerca di approvazione sociale o da credenze disfunzionali sulla perfezione.


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